La Città di Mantova

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Le leggende della fondazione di Mantova

La storia della nascita di Mantova si racchiude in miti e leggendo tramandate oralmente di generazione e in generazione. Nonostante ci siano diverse versioni che differiscono in alcuni punti, quella più saldamente approvata resta la storia di Manto. Stando al mito, Manto era figlia di Tiresia, aveva sposato Tevere dando alla luce Ocna

La storia di Manto, figlia di Tiresia

Nell’antica Grecia viveva una famosa indovina, chiamata Manto, figlia di un indovino altrettanto famoso Tiresia. Manto era stata costretta a fuggire dal suo paese dopo l’invasione dei Tebani, per cui prese la dolorosa decisione di recarsi nella penisola italica.

Pur impedita da numerose peripezie durante il viaggio, ella giunse sulle terre dell’Italia centrale, allora abitate dagli etruschi. Durante il suo cammino si stanziò presso le rive del fiume Tevere, dove fece la conoscenza di un giovane dio. Quest’ultimo aveva il suo regno sui fondali ma si trovava spesso sulla terraferma per cacciare e cavalcare per i boschi vicini. Il dio, che ra buono e vigoroso se ne innamorò e la sposò. Dalla loro unione nacque il piccolo Ocno, della stessa bellezza della madre, ma robusto e generoso come il padre. Gli anni si susseguivano e Ocno diventava sempre più sapiente, non solo era dedito alla cultura (suonando il flauto e la cetra) ma si dedicava anche alla caccia di animali e sapeva costruire le zattere. Buono come il padre, aiutava persino gli abitanti dei villaggi a costruire lacustri fabbricati lungo il Tevere.

Durante una tempesta, un giorno, il dio Tevere morì, lasciando soli la sposa Manto e il figlio Ocno, i quali non riuscendo a vivere più in un posto ricco di nostalgici ricordi, decisero di andar via dalle foci del fiume Tevere. Dopo essersi spostati qui e lì per l’Italia giunsero al fiume Mincio che attraversava una verde ed estesa pianura.

Manto allora notò due isolette piene di canne nei pressi del fiume e propose al figlio di stanziarsi lì, il quale per accontentare la mamma costruì una casa graziosa fatta di canne. Quella sistemazione divenne per loro definitiva.

Passarono gli anni e Manto invecchiava, Ocno cresceva. Finché un giorno il giovane vide la madre stanca e pallida e le chiese se sentisse qualche malessere al corpo. La donna consapevole di essere agli sgoccioli della sua vita, si rivolse teneramente al figlio esortandolo a non dimenticare mai la bontà che aveva nel cuore e spingendolo a fare sempre cose buone. Di lì a qualche giorno Manto morì.

Ocno sentì di essere rimasto solo, celebrò la morte della madre seppellendola sull’isola più bella e più fiorita. Sulla tomba, dopo poco tempo, iniziò a germogliare una pianta dalle foglie lunghe e argentee, simili proprio ai capelli dell’indovina. La piante prese il nome di salice e cresceva rigogliosa di anno in anno lungo le rive del Mincio.

Ocno, nel frattempo non aveva dimenticato le ultime parole sella madre, così iniziò a costruire qua e là per la valle case e sponde tutte in posizione tale da circondare l’albero. Al contempo costruì pure dei ponti per unire le isole alle sponde. Successivamente fece la proposta a tutti i pastori del posto di trasferirsi ad abitare nella nuova città che decise di chiamare con il nome di Mantova in onore della madre. Volendo tramandare tutto quanto avesse lui imparato mel corso della vita, si circondava spesso dei pastori per insegnare loro a suonare il flauto, affinché, a loro volta, essi trasmettessero ai figlioletti quelle dolci melodie.

Fattosi ormai vecchio con tanto di barba, prima di morire Ocno si attorniò un’ultima volta dei pastori per raccomandarsi di continuare a suonare e cantare le canzoni dal lui insegnate, e invitò loro ad amare quella terra come aveva fatto sempre lui. Dopodiché espiro’ creando molta malinconia nel cuore dei suoi sudditi.

La celebrazione dei Gonzaga al mito di Manto

Nonostante sia soltanto una leggenda la città così come costruita da Ocno si ripercuote anche sulla modernità della città di Mantova, storicamente sempre stata un mix di cultura tradizione e storie.

La tradizione su Manto venne celebrata anche nell’epoca rinascimentale dai Gonzaga, che decisero di ideare una serie di iconografie che rendessero omaggio alla loro città e alla sua dimensione storica.

Guglielmo Gonzaga, all’interno del Castello di San Giorgio, ricrea una linea di immagini che firmata con il nome Gonzaga richiamava il mito di Manto, di Ocno e della fondazione della città.  Non a caso, nella Sala di Manto Lorenzo Costa c’è un dipinto ad olio con le fasi più importanti del mito: l’approdo di Manto, la nascita della città, la costruzione delle mura, delle porte e dei ponti.

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